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Andrew Hoy, i Pratoni del Vivaro e Tokyo 2020

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Pratoni del Vivaro is the best for eventing”.

Con queste parole, il completista Andrew Hoy – 7 Olimpiadi con tre ori a squadre e un argento individuale – parla in prospettiva “WEG 2022”.

E’ molto complicato – dichiara il fuoriclasse australiano – gestire molte discipline in una stessa location, ma la candidatura ai WEG da parte del Centro Equestre Ranieri di Campello è idonea, perché gli attacchi e il completo condividono le medesime necessità di gara. Il terreno dei Pratoni è fantastico ed è il migliore che io abbia mai trovato nella mia vita. Tornare qui mi riporta ai meravigliosi momenti dei Mondiali 1998”.

Momenti a cinque cerchi..

Restando sul tema “ricordi”, l’esperienza olimpica più significativa è “Sicuramente Sydney 2000, non solo perché ho vinto l’argento individuale e contribuito all’oro a squadre, ma anche grazie ai numerosi volontari impegnati nell’Olimpiade di casa. L’atmosfera che si respirava ha contribuito ad impreziosire questo evento. Per il resto, un atleta ama tutte le sfide a cinque cerchi perché, al di là dei risultati, è la sensazione generale di un’Olimpiade che ricordi in modo speciale”.

Indimenticabile, per altre ragioni, Seoul 1988: “Ricordo che non c’erano gli autobus, quindi un coreano mi accompagnava tranquillizzando le guardie armate. Non faceva che ripetere “It’s ok, it’s ok”. Difficile da dimenticare”.

Sembra non voler proprio rinunciare a questa sensazione, Andrew Hoy, che punta alla ottava edizione non in qualità di tecnico della Spagna o di spettatore: Voglio andare a Tokyo come atleta”.

Ad un uomo che, all’età di 60 anni, se si guarda indietro conta anche 4 partecipazioni ai Mondiali (con un bronzo a squadre) e una finale di Coppa del Mondo chiusa in seconda piazza, e se guarda avanti punta al podio di Tokyo, non si può non chiedere di identificare la chiave del suo successo…

Io credo che se vuoi avere successo devi essere nel posto migliore, circondato dalle persone migliori. Questo è il consiglio che ho ricevuto dai miei genitori. E questo è il mio mantra. Quando sei circondato dalle persone migliori, potrai ricevere i migliori consigli di sempre”.

Il cammino dall’Australia all’Europa..

Lavoravo la terra e l’equitazione era un hobby. Dopo aver partecipato ai campionati del Mondo a 23 anni, alle Olimpiadi a 25 e, nuovamente, ai campionati del Mondo a 27, ho dovuto scegliere tra l’agricoltura e il completo. E ho scelto il completo. A quel punto ho lasciato l’Australia per spostarmi in Europa, per potermi confrontare con le realtà più elevate della nostra disciplina. Mi sono affidato a Mark Philips, con il quale tuttora mi preparo in cross country. In dressage mi segue Gareth Hughes e in salto ostacoli Nelson Pessoa”.

L’equitazione secondo Hoy…

Il nostro lavoro è a 360 gradi e tutto, dal management di scuderia all’allenamento fisico, alla cura del benessere del cavallo, alla pianificazione delle trasferte, deve essere al massimo livello e ricevere la massima dedizione. C’è un tempo, però, per montare e un tempo per valutare le circostanze. Occorre mantenere una mentalità aperta, guardarsi allo specchio e prendere atto dei proprio errori, anziché imputarli a fattori esterni. Occorre avere un programma ed essere pronti a cambiarlo. Montare a cavallo è una questione di testa e un’infinità di sensazioni”.

fonte: Daniela Cursi//foto: Massimo Argenziano

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